SILENZIO IMBARAZZANTE

Fouad Al Farhan è un blogger dell’Arabia Saudita. Perché ha fatto notizia in tutto il mondo?
Il 10 Dicembre è stato arrestato nel suo ufficio perché, nel blog in cui si è esposto in prima persona, ha affrontato problematiche politiche e sociali e ha esortato i suoi connazionali a lottare per la libertà di parola e a uscire, quindi, da un silenzio umiliante.
Le sue espressioni sono state interpretate quale offesa gravissima al governo saudita. Fouad, in particolare, ha dichiarato di essere contrario alla detenzione di giovani prigionieri politici accusati di connivenza col terrorismo e, pertanto, è stato esortato a chiudere il blog e a porgere le sue formali scuse. Il blogger si è rifiutato e, quotidianamente, in prigione, viene sottoposto a un interrogatorio di 15 minuti.
Riporto di seguito il post che ha pubblicato qualche giorno prima di essere arrestato e in cui conferma, appunto, di avere ricevuto intimidazioni da parte del governo per tenere la bocca chiusa:
I was told that there is an official order from a high-ranking official in the Ministry of the Interior to investigate me. They will pick me up anytime in the next 2 weeks.
The issue that caused all of this is because I wrote about the political prisoners here in Saudi Arabia and they think I’m running a online campaign promoting their issue. All what I did is wrote some pieces and put side banners and asked other bloggers to do the same.
He asked me to comply with him and sign an apology. I’m not sure if I’m ready to do that. An apology for what? Apologizing because I said the government is liar when they accused those guys to be supporting terrorism?
To expect the worst which is to be jailed for 3 days till we write good feedback about you and let u go. There may be no jail and only apologizing letter. But, if it’s more than three days, it should be out. I don’t want to be forgotten in jail.
Le associazioni mondiali per i diritti umani tra cui The Arabic Network for Human Rights Information, si stanno mobilitando e, di contro, in televisione e sui giornali italiani campeggiano titoli da soap opera.
Trovo che tutto ciò sia imbarazzante: io ho letto la notizia casualmente e ho deciso di aderire alla campagna per la liberazione di un giovane trantaduenne, in carcere perché sogna, per i suoi figli e non soltanto, un mondo meno silenzioso.